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Lo so

Lo so, io mento, tu non sei, Non sei il mio sogno Che calpesta questo suolo E l'ostinazione e la malattia, E la possibilità la guarigione. Non ti sei nascosta, Sarebbe comodo pensarlo Credere ad una tua follia Qualche genere di pretesa. Tu non sei, io lo apprenderò.

Son senso

Io guardo le mie  Monotone realtà Cercando di controllare Ciò che non ha senso, Quello che si esprime solo A noi esseri umani. Tutta questa solitudine Non può che essere colpa mia, Trasgressore di comuni regole Ostinato nel non piacere. Se fossi un logico Prenderei le decisioni più strampalate Perché è il mondo A non stare alle regole della logica. Io sono un anticipatore mancato Vi porto in pasto inquietudini, Non avendo forza profetica. Vi chiedo di credermi Se vi dico che dove sto Non esiste il barlume di una speranza E che questo, ben capirete,  È a stento sopportabile per me. Mi hanno diagnosticato mali Alcuni molto sottili Che non mi consentono Di avere la resistenza che voi avete Rispetto al nostro identico dolore. Credo che invecchiero' velocemente Che raggiungerò una tormentata pace Come il maestro di una via minore -uso parole non comuni per vergogna-. Il mio unico intento La mia unica possibilità di resistenza È donarmi da solo la dignità Che nessuno è in grado di darmi....

Desiderio inattuato

A cosa sarebbe servito Scambiare tutta questa febbre, Questi giorni brucianti passione, Per capitalizzare un sentimento? Voglio dire che abbiamo fatto Il tempo che c'è stato donato Che nonostante tutto  L'abbiamo anche vissuto al meglio, Come solo fanno gli innamorati, Il resto sarebbe stata una violenza. Trovarsi per dire con un anello La gioia che va scemando ogni giorno La ricerca di quello che eravamo, altrove. Era la natura stessa di ciò che ci legava Che avrebbe concesso la nostra fine Perché eravamo come di fuoco E tutto consumavamo in fretta. Abbiamo ridotto in cenere Anche la nostra storia, Perché l'amore è più grande degli amanti.

Solitario don Giovanni

Un eremitaggio dei nostri tempi Mi chiedo se abbia valore O se sia l'urlo egotico  Di uno che non trova pace. Sono appartenuto da sempre  Ad una minoranza esigua Che ha per nome:"me stesso". Ricordo che è sempre stato così Come fossi una maledizione Al culmine di generazioni maledette. Credo che la mia vita Si consumerà in questo fuoco Che sarò avvezzo alla cattiveria Piuttosto che alla gentilezza Che non trasmutero' la mia natura Vittima del fato avverso Come lo si può essere  Di una religione farsesca.  Non ho punti fermi nell'esistere In fondo non sono nulla di speciale: Condivido la melodia del tempo Forse con qualche domanda in più. Residui di uno stantio romanticismo Tarpano le ali a ciò che sarei Da una parte mi trovo comodo Nei panni di un don Giovanni solitario Dall'altra bagliori di dolorosa consapevolezza.

Quasi amore

Ogni notte come un culto Vederti nei sogni,  salutarti al risveglio Maledire bene e ricordo. Non era questo  Che volevi io diventassi. Avresti voluto piuttosto La consistenza della responsabilità Il silenzio della pazienza Il tempo tramutato in pane, E se sbagliavo qualcosa L'eccesso avrebbe risolto tutto, Pensavo senza ragione. Temo di avere avuto L'ultima possibilità di cambiare E credo che il mio orgoglio Sia una sentinella troppo vigile. Eppure lo stare insieme  Era ogni giorno una festa, Un ritaglio del giorno del riposo Che si lavorasse o meno. Agli amanti viene a noia Pure la gioia della passione La trasgressione della felicità Se non porta prova tangibile. Quando maturo è il desiderio Cade e muore come un seme Che se non trova il terreno Fecondo dell'amore vero Si tramuta solo in discordia. Io non dormo, non mi nutro, Penso di vivere di te Anche solo delle scomode memorie E so che tu fai l'opposto E ceni e brindi alla consistenza Di una carne meno promettente Ch...

Preghiera all'invisibile

Il punto in cui l'alba  È più forte della notte Il seme del suo timore E il desiderio diviene Suo malgrado sacro, Questo è ciò che voglio. Scintilla che trasmuta Invisibile e presente magia Replica il divenire Che converge nell'essere Donaci un giorno ancora Che sia insieme Arcano e palese manifestarsi. Poi il pane lo troveremo E lo spezzeremo ancora E la saggezza diverrà Il soccorso al decadimento La nostra storia cura Alle nostre paure Il coraggio dei pochi Sconfitta di ogni solitudine. Avremo sogni, un giorno, Che spiegheranno  I cieli e le terre tutte. Intanto vieni in soccorso A questa carne dolente Che pur si bacia a volte Con un amore mai provato. Scampoli di eternità Tra carezze di una madre Che mai è stata, Tendici come archi Tra la luce e le tenebre. Possano le nostre lacerazioni Divenire i nuovi figli del mondo.

Malattia

Non è più l'insulso dell'inesperienza A dettare formule quasi vitali, La vita mi si è gettata addosso Tutta quanta ed in un colpo solo, Con una sensazione di pesantezza Che ha la consistenza di un vapore. Spesso ha gli occhi di una donna, La mancata empatia di un genitore, A volte sono entrambe le cose insieme A renderti una ruggine sotto la pioggia. Tale mi sento, e non mi lamento,  Il rottame di un clown che non fa ridere, Una capanna dove insieme trovano posto L'essere ed il non essere, vita e morte. La mia anima ha la lebbra, inavvicinabile, Solo una pietà disumana potrebbe toccarla, Legata e allontanata ai sepolcri del passato. Non conosco un tale amore, ne diffido, Come ho imparato a fare di tutto il resto, Animale ferito e braccato dagli eventi, Troppe volte illuso di sapere amare E poi risvegliato in sprazzi di desideri. E ancora più amaro mi è comprendere Che così è per tutti, o quasi, E che la forza non sta nel credere Ma nella capacità di saper sopportare Senza p...