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Il compromesso

Certamente preferisco la sassaiola, la pioggia d’insulti che si riserva a chi non è pratico del proprio compito, che incerto batte il sentiero delle verità anche se tutti gli dicono che non ne avrebbe diritto. Altrimenti rischierei il peggior male, quello di perdere di vista i miei vizi e conformarmi alle vostre virtù. Certamente preferisco la solitudine, il camminare come eterno principiante come giovane che non conosce mestiere che divenire una fotocopia delle vostre delusioni che hanno il merito di farvi sentire meno soli. Io sono fiero delle mie maldicenze delle percosse e degli sputi, di tutti gli insulti, e non temo di andare a pezzi perché so chiedere chi sono solo a me stesso. Io sono un vetro infranto i cui cocci portano tutti quanti un nome e una storia e davvero, per quanto risulti allarmante, nella monotonia delle mie giornate vivo libertà che voi non conoscerete mai. So che voi chiamerete questa “viltà”, so bene che perché non sventolo nessun delle vostre bandiere sono un ...

Sofferenza di una notte di fine ottobre

Le tante notti Passate tra bui saturi di presenze, Emanazioni ectoplasmatiche di ricordi Che dirompono da profondità insondabili Alla fine, come una platea di fantasmi, Si sono riunite a scrutare l'abisso che sono divenuto. E' stata una violenta intromissione, Come se il mio corpo nudo Fosse stato gettato ad un branco di lupi. Vedo i loro occhi brillare nell'oscurità, Provo tanto timore da non potermi più dire sano. Ho conosciuto l'alba della coscienza, Parlato il proto linguaggio di tutte le follie E provo come un poeta fallito A rendere edotta la gente di questa specie di orrore. Ma non ho il dono dell'equilibrio Non posso annoverarmi tra i descrittori belli di verità. Quello che posso portare è un avvertimento, La fine che fa colui che si spinge senza maestria Nei reami dell'insondabile, e che torna da esso con un'immagine parziale Come fosse una Madonna dipinta con regole inestitenti Una blasfemia, una bruttezza e una imperdonabile ingenuità che costerà ...

Vanità del linguaggio

Ti sia vietato inizio Se non sopporti la notte, E dare voce alle cose Se aspiri alla verità. Non temere l'oscuro Che tutto da esso si genera. Ammantalo della luce Che confonde i tuoi intenti Agli occhi di chi è solo luce. Se giudicherai il bene ed il male Da essi avrai solo un nome E sarai la vittima di un rituale, Fuorviato da una retta via. Ciò che è nascosto Ha le sue ragioni per esserlo. Dai via il manifesto Per palesare ciò che è celato. In ciò sta l'essenza del moltiplicare.

La conoscenza

Mi fa da culla Il mare dell'onirico, Ed ogni filosofia e domanda È posta sotto altri fondamenti. Io sono l'inventore Delle domande e delle risposte, Mentre prima queste si erano solo cercate. Come in un letargo Di tanto in tanto Gusto il miele della ragione, Convinto che la follia Sia la più alta delle soluzioni, E che i digiuni della mente Portino alle più alte mistiche. Certo anch'esse vanno moderate, Vanno poste briglie al puledro selvaggio Affinché la sua e tua volontà divengano un sola cosa: Medesimo il sentiero e la meta Sconvolta la dicotomia tra fato e libertà Superata e sintetizzata ogni dualità. Già ho provato il suono perfetto E la visione trasmutata, E se fosse stato per la fiducia Mi sarei stabilito da tempo tra i maestri, Ma a volte è più utile un cattivo esempio Per riportare i tanti cocci dispersi Alla sola ed unica contemplazione.

La solitudine

Noi che guardiamo alle soluzioni dei problemi, che persino abiuriamo alla ragione e ci scordiamo della compagnia come olocausti dimenticati dalla storia, abbiamo anche noi contribuito alla felicità dei molti. Noi che pure la bellezza è un problema una carezza un gesto spaventoso un amore troppo raro per essere perduto cosa abbiamo dato alla maturità dell’uomo? Arrivati troppo tardi a tutte le feste o avendole volontariamente trasgredite, -il divertimento è per i veri dotati- alla fine abbiamo avuto la consolazione di un dio che non poteva non esistere. Chi cominciò per prima? Fu la mesta vanità del genio ad allontanare dalle cerchie dell’affetto, o i presunti buoni ci scalciarono in deserti dove sopravvivere era tutto? Tornati dalle vette annunciammo le ovvietà più sconcertanti, straniti di non trovare alcun uditorio, ci tacciarono di cattiveria e dispotismo, di essere architetti di cattedrali dell’ego. Non esiste parola che sappia descrivere l...

La rosa

Non importa se una parola sfuggirà dalle funamboliche piroette delle mia anima ed andrà a dipingere un immagine alla quale non appartengo. Conosco il potere del suono dotato di ragione come ne conosco i limiti, potrei con esso farmi creatore e distruttore. Ma un nome non so darti che ti imbrigli totalmente, tra tutte le cose posso solo paragonarti alla rosa che silente si lascia contemplare nelle sua bellezza.  

Il funerale

Sono passati gli anni del simbolo della creazione, anni nei quali avevo scommesso tutto quello che ero su di te. Cosa stava davanti ai miei occhi? E quale duro risveglio è la diffidenza? Ora sono restituito  monco ed imparziale ad una realtà che non so sopportare, quella che gli altri chiamano vita, e che per me ha il peso di un mondo, tanto che il mio essere ne è piegato. Siccome tu sei persa e non puoi essere riconosciuta, data l'inconsistenza del ricordo e la fragilità delle cure mancate, io partecipo nei sogni al funerale di quello che fu il nostro amore. Ma poi si trattò di amore? Non fu piuttosto l'incontro di insoddisfazioni magnetizzate da impavidi desideri? Un piacere di stare insieme per scommettere rischiosamente a volte sulla gioia ed altre sull'odio. Qualunque cosa sia ancora questa nostalgia è la volontà di far d'un cadavere un idolo indiscutibile.