Crudeltà
C’era stata qualche divergenza
le mie solitudini mi rendevano polemico
e neanche il tuo bene
riusciva a cancellare il mio marchio.
“Che importa se sei diverso
anche se sei molto diverso?”
eri solita ripetermi con ansia malcelata
di chi non si trova abbastanza
ne per se ne per chi ama.
Quello che era successo
gridava vendetta al cielo
le tue carezze non mi trovavano mai presente.
Alla fine ti abbandonai
riconoscente e no allo stesso tempo
afflitto e sollevato
incurante della statua di cera che tu divenni.
Mi macchiai dell’orrido delitto
e pagai così a caro prezzo
che neanche dopo tanto tempo
ero consapevole di farlo.
Sorvoliamo sulla cornice
di ciò che sarebbe stato inattuabile
il mio retaggio cattolico mi impediva
certe trasgressioni alla sacralità
e la tua responsabilità doveva fare altrimenti.
Ma siamo stati travolti dagli eventi
dopo un po' la nostra storia e era finita
ma tu non volevi ricordare defunti
e prolungasti la vita dove non c’era più.
Così per lungo tempo
fui ridotto allo stato di un morto vivente
ero il simulacro di un ricordo
che fungeva da veleno e medicina.
Ricordarti era una punizione
uno stare con le spalle al muro,
di fronte al plotone d’esecuzione del destino.
La libertà era l’ultimo desiderio: tu, naturalmente.
Ora certi meccanismi di equilibrio
lasciano tutto ciò alle soglie della comprensione
il mio amore è la guardia ombrosa
che vigila su porte infinitamente distanti.
Con una scusa, vanitosa, ti fai viva
per non farti dimenticare, mantenere il tuo imperio.
Io non riesco a scindere in te
quello che è ancora amore dal sadismo.
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