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Visualizzazione dei post da novembre, 2020

Lo so

Lo so, io mento, tu non sei, Non sei il mio sogno Che calpesta questo suolo E l'ostinazione e la malattia, E la possibilità la guarigione. Non ti sei nascosta, Sarebbe comodo pensarlo Credere ad una tua follia Qualche genere di pretesa. Tu non sei, io lo apprenderò.

Son senso

Io guardo le mie  Monotone realtà Cercando di controllare Ciò che non ha senso, Quello che si esprime solo A noi esseri umani. Tutta questa solitudine Non può che essere colpa mia, Trasgressore di comuni regole Ostinato nel non piacere. Se fossi un logico Prenderei le decisioni più strampalate Perché è il mondo A non stare alle regole della logica. Io sono un anticipatore mancato Vi porto in pasto inquietudini, Non avendo forza profetica. Vi chiedo di credermi Se vi dico che dove sto Non esiste il barlume di una speranza E che questo, ben capirete,  È a stento sopportabile per me. Mi hanno diagnosticato mali Alcuni molto sottili Che non mi consentono Di avere la resistenza che voi avete Rispetto al nostro identico dolore. Credo che invecchiero' velocemente Che raggiungerò una tormentata pace Come il maestro di una via minore -uso parole non comuni per vergogna-. Il mio unico intento La mia unica possibilità di resistenza È donarmi da solo la dignità Che nessuno è in grado di darmi....

Desiderio inattuato

A cosa sarebbe servito Scambiare tutta questa febbre, Questi giorni brucianti passione, Per capitalizzare un sentimento? Voglio dire che abbiamo fatto Il tempo che c'è stato donato Che nonostante tutto  L'abbiamo anche vissuto al meglio, Come solo fanno gli innamorati, Il resto sarebbe stata una violenza. Trovarsi per dire con un anello La gioia che va scemando ogni giorno La ricerca di quello che eravamo, altrove. Era la natura stessa di ciò che ci legava Che avrebbe concesso la nostra fine Perché eravamo come di fuoco E tutto consumavamo in fretta. Abbiamo ridotto in cenere Anche la nostra storia, Perché l'amore è più grande degli amanti.

Solitario don Giovanni

Un eremitaggio dei nostri tempi Mi chiedo se abbia valore O se sia l'urlo egotico  Di uno che non trova pace. Sono appartenuto da sempre  Ad una minoranza esigua Che ha per nome:"me stesso". Ricordo che è sempre stato così Come fossi una maledizione Al culmine di generazioni maledette. Credo che la mia vita Si consumerà in questo fuoco Che sarò avvezzo alla cattiveria Piuttosto che alla gentilezza Che non trasmutero' la mia natura Vittima del fato avverso Come lo si può essere  Di una religione farsesca.  Non ho punti fermi nell'esistere In fondo non sono nulla di speciale: Condivido la melodia del tempo Forse con qualche domanda in più. Residui di uno stantio romanticismo Tarpano le ali a ciò che sarei Da una parte mi trovo comodo Nei panni di un don Giovanni solitario Dall'altra bagliori di dolorosa consapevolezza.

Quasi amore

Ogni notte come un culto Vederti nei sogni,  salutarti al risveglio Maledire bene e ricordo. Non era questo  Che volevi io diventassi. Avresti voluto piuttosto La consistenza della responsabilità Il silenzio della pazienza Il tempo tramutato in pane, E se sbagliavo qualcosa L'eccesso avrebbe risolto tutto, Pensavo senza ragione. Temo di avere avuto L'ultima possibilità di cambiare E credo che il mio orgoglio Sia una sentinella troppo vigile. Eppure lo stare insieme  Era ogni giorno una festa, Un ritaglio del giorno del riposo Che si lavorasse o meno. Agli amanti viene a noia Pure la gioia della passione La trasgressione della felicità Se non porta prova tangibile. Quando maturo è il desiderio Cade e muore come un seme Che se non trova il terreno Fecondo dell'amore vero Si tramuta solo in discordia. Io non dormo, non mi nutro, Penso di vivere di te Anche solo delle scomode memorie E so che tu fai l'opposto E ceni e brindi alla consistenza Di una carne meno promettente Ch...

Preghiera all'invisibile

Il punto in cui l'alba  È più forte della notte Il seme del suo timore E il desiderio diviene Suo malgrado sacro, Questo è ciò che voglio. Scintilla che trasmuta Invisibile e presente magia Replica il divenire Che converge nell'essere Donaci un giorno ancora Che sia insieme Arcano e palese manifestarsi. Poi il pane lo troveremo E lo spezzeremo ancora E la saggezza diverrà Il soccorso al decadimento La nostra storia cura Alle nostre paure Il coraggio dei pochi Sconfitta di ogni solitudine. Avremo sogni, un giorno, Che spiegheranno  I cieli e le terre tutte. Intanto vieni in soccorso A questa carne dolente Che pur si bacia a volte Con un amore mai provato. Scampoli di eternità Tra carezze di una madre Che mai è stata, Tendici come archi Tra la luce e le tenebre. Possano le nostre lacerazioni Divenire i nuovi figli del mondo.

Malattia

Non è più l'insulso dell'inesperienza A dettare formule quasi vitali, La vita mi si è gettata addosso Tutta quanta ed in un colpo solo, Con una sensazione di pesantezza Che ha la consistenza di un vapore. Spesso ha gli occhi di una donna, La mancata empatia di un genitore, A volte sono entrambe le cose insieme A renderti una ruggine sotto la pioggia. Tale mi sento, e non mi lamento,  Il rottame di un clown che non fa ridere, Una capanna dove insieme trovano posto L'essere ed il non essere, vita e morte. La mia anima ha la lebbra, inavvicinabile, Solo una pietà disumana potrebbe toccarla, Legata e allontanata ai sepolcri del passato. Non conosco un tale amore, ne diffido, Come ho imparato a fare di tutto il resto, Animale ferito e braccato dagli eventi, Troppe volte illuso di sapere amare E poi risvegliato in sprazzi di desideri. E ancora più amaro mi è comprendere Che così è per tutti, o quasi, E che la forza non sta nel credere Ma nella capacità di saper sopportare Senza p...

Illogico

Io sono il cantore Della sfrenata emozione, E nulla di logico Troverai nelle mie parole. Questa è la strada Che ho scelto per la verità E molto ho dovuto sacrificare Per percorrerla coerente. Sono passato inviso a molti Perché come una sete mi divora La voglia di conoscenze Che solo riesco ad intuire. L'enigma del vicino e lontano La necessità degli opposti Il solipsistico esercizio spirituale Mi hanno allontanato come su onda Da tutto il consorzio Dell'intera comunità umana. E lontana è la meta dell'unità. Perso nel meandro egotico Rifuggo per un ancestrale timore Il dialogo con l'altro. Adotto l'alchimia che non porta risultato Sterile come un campo maledetto Folle di riso come un girasole. Io sono il cielo Che si riflette nella palude Afona e stagnante delle mie elucubrazioni Lo scienziato che ha perso la sua scienza Il folle sradicato dal suo genere Saggio che cade nella tentazione dell'intelletto. Potrei costruire un firmamento Con la polvere della terra Ri...

Abbandono

Stavo per perderti Quando ho compreso D'averti già persa, Di non averti avuto mai. Il problema non ero io E non eri neanche tu, Ma questo desiderio di possesso. Voglio la mia via Per zittire la volontà, Voglio uscire da questo dolore. Ho visto tutto tramutato In un inferno Dal momento che ho bramato Quello che non ha vita. Mi chiedo come si possa morire Come io, per adesso, ne sia scampato E mi sembra mistero ed ingiustizia Non avere occhi per la verità.

Quasi una resa

A volte credo d'esser pazzo, Scambio la vita per malattia Un pericoloso morbo dell'anima. Sto da tanto tempo Nel posto delle solitudini Tanto da farci quasi l'abitudine. Mi spiegano che è colpa mia Ed insieme che non v'è colpa E succede da sempre  Che chi mi dovrebbe amare mi confonde. Ho visto i miei mille talenti Seppelliti in altrettanti campi, Mi cibo di ricordi avvelenati E non saprei sopravvivere senza. Sono uno sproloquio e una bestemmia Perché ho indagato sulla grazia E ancora mi sono giudicato colpevole. Fosse solo non tutto mio il peso Potessi spartire l'errore se non l'amore Con un altro essere umano Avrei scoperto la cura  Dalla morte e dall'angoscia. Invece sono in un giardino Che non si chiama libertà ne destino Dove cresce il mio fiore appassito Sotto il plumbeo cielo della tristezza. Quello che dico non ha bellezza, E forse non è neanche vero. Insomma, si tratta di una lamentazione, Un grido di sfida inutile alla sfortuna Un'onda d'ur...

Riflessione

(Acerbo dopo nottata insonne) Non ci sarà nulla di bello nella mia scrittura, non sarà che cruda ed indispensabile come la realtà. Almeno, questo sarebbe il mio intento, ma sono consapevole che per realizzarlo a pieno dovrei vivere, invece che scrivere. L’atto stesso dello scrivere riveste sempre e comunque una funzione di poeticità dell’esistenza, la va a mutare nelle sue più profonde corde, la rende, anche nel caso la scrittura fosse di pessima fattura, più poetica e pregna di quanto non sia se fosse stata fatta tacere. Questo perché lo spirito umano ha davvero una facoltà creatrice, ed anche nella persona meno dotata, questa attività che si esplica anche nella scrittura, non può mai essere del tutto assente. Dunque, scrivendo ad esempio di uno stormo di anatre, non potrò mai cogliere l’essenza di quella scena, per quanto la mia prosa si faccia scarna ed essenziale, o viceversa puntigliosa ed accurata, ma sarà sempre lo stormo più la mia impressione di questo. Anche se mi sforzassi d...