Clown
Ci si scordava della brevità
del tempo, dell’incomprensione,
grazie a lusinghe transitorie
che fuoriuscivano da palati di carne
e che a carne dritte puntavano
quasi veramente tutto fosse sogno
salvo la consapevolezza dell’eros.
Si coltivavano musichette
sguardi ammalianti verso clown
travestiti da figure statuarie
e si venerava l’eccitazione di avere
quella primordiale energia
a cospetto del capezzale della propria
gioventù immolata al progresso.
Donne sul finire della loro età
ammiccavano a prestanti pagliacci
la promessa di un migliore amplesso
che portasse via la paura
di un segreto che si faceva imminente.
Mentre, al piano, un buon musicista
si teneva saldo sulle sue note
e noncurante della volgarità attorno
disperatamente cercava di aggrapparsi
a qualcosa che riteneva eterno.
Fu l’unico che si tirò fuori
dall’oscenità e bassezza che regnava
tra le risa afone e febbrili
di quella festa di persone plumbee.
Ognuno usava l’altro come morfina,
ignaro dei patti, oscuro alla coscienza,
quasi la notte avesse dovuto portare
un giudizio molto lieve, alla fine del mondo.
Nacquero alcuni bimbi di fango
con grandi occhi vuoti di forza.
Furono gettati tra le fauci della vita
col segno dell’errore marchiato
su un’anima di latta e ferro,
pronti ad accogliere l’invito
all’ultima battaglia che non avevano chiesto.
Cantavano di essere figli dell’orgia
di un progresso senza fine
e avevano bocche aride di bontà,
mani insensibili a qualsiasi carezza.
Le feste dell’indecisione morale
generano rivoluzionari della fine.
Che essi lo sappiano o meno
sono soldati dell’esercito del giudizio.
Commenti
Posta un commento