La fine di noi
La fine di noi
Non è vero che
gli altri non mi abbiano amato,
pur tra rumori intestinali
soppressi per non turbarmi.
Con scafandri per abbracciarmi
quasi fossi un asino abissale.
Che dire di quella che chiamo solitudine?
Semplicemente una compagnia alternativa!
E poi come potrei mai sottrarmi
dal veritiero giudizio di cattiveria?
Io, è risaputo, non comprendo,
e devo fidarmi del giudizio altrui
fosse anche quello del peggior nemico.
Un colpo ed un altro ancora
gli anni si susseguono
e lo spirito perde l’inclinazione ad essere tale,
risiede in un cuore di ragni.
Tutto ciò che fa vivere
viene perso lentamente per strada
alla fine ti abitui anche
a non portar più addosso le mutande
e non ti rattristi più per le feste.
Un ottundimento sentimentale
una regressione a quando si stava peggio
perché questo non può essere definito male,
non può essere definito e basta.
Metto sulla bilancia
amorazzi, desideri, perfino le musiche,
dall’altra solo la pesante consistenza dei miei giorni
e il mio tempo perduto
diventa improvvisamente pesantissimo.
Mio vecchio amore
se fossi qui non mi scalderei al tuo sguardo
non proverei un brivido alle tue carezze
dev’esserci una scienza nascosta
che permette tali risultati
un’eugenetica delle emozioni.
I miei pensieri bussano lontani
alle porte delle mie sconfitte
odo rimbombi ed echi vari
ma non ho forza e voglia di aprire.
Come non tengo più a comprendere
le tue illogicità un tempo affascinanti
perduta l’iconoclastia veneranda delle tue forme
la sacrilega passione per la tua voce
il desiderio insano di leggere i tuoi pensieri.
Ma sai cos’è cara?
Dopo la maratona nel deserto dei miraggi
anche se un po' sfilacciato,
io oggi mi sento libero
di una libertà che neanche sospettavo.
E niente di te,
dalle vibrazioni alle forme,
potrà farmi desistere dall’amare la mia libertà.
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