Tentativo di prosa

Mi ero portato un po' troppo avanti col lavoro, e non mi aveva per nulla nobilitato. Il mio lavoro consiste in una parte più nobile, diciamo la parte ideale, che si riassume nel farmi seghe mentali ventitre ore al giorno (di notte pure il mio inconscio diventa un masturbatore seriale, ma lui è da sempre un vero artista in ciò), e una parte ignobile e pratica, ovvero provare per un ora a trascrivere il contenuto astruso di milioni di idee stupide e infruttuose. A volte riesco a fare qualche soldo, a volte no. Per fare molti soldi ci vuole talento e costanza e a me mancano entrambe. Per questo motivo solo io chiamo il mio lavoro tale, per gli altri è pura masturbazione e basta. Quando divento troppo assiduo nella masturbazione mentale, a discapito dunque di un ragionevole e proporzionato uso della concretezza, dopo un po' mi si fonde il cervello e vengo parcheggiato in qualche manicomio fintanto che la crisi psicotica, che ha sempre una durata di uno, massimo due settimane, non rientra. Poi ricomincio da capo, costante nella mia incostanza, fedele alla mia infedeltà. Ritengo di essere una delle persone più sole che abbia mai conosciuto. Peggio, sono il tipo più frequentato da cattivi personaggi, che sono i miei pensieri, gli stronzi eterei dell’encefalo, come li chiamo io. Sono un cesso pubblico di pensieri altissimi e dimezzati. Come dimezzato e scarso è il frutto in denaro che riesco a portare a casa alla fine di ogni mia incompresa opera. Temo che andrà così finché non creperò e andrò finalmente a scoprire quello che mi preme davvero sapere: se Dio esiste o meno e se è buono o no. Ultimamente le mie crisi si sono aggravate, diventando vere crisi, cioè scelte difficili. Forse sto per fare, proprio io, il passo più lungo della gamba. Quella condivisione di praticamente tutto con un altro essere umano che, di fatto, mi porterà via le mie pidocchiose libertà da quattro soldi.


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