Trascendenza

Sto male!”.

La questione potrebbe finire qui

senza essere aulici,

senza essere più sinceri.

Ma ho scritto “So male!”

non: “Sto bene!” o :“Io amo!”,

quindi spenderò altre parole.

Quelli che soffrono

sprecano barche di vocaboli

generano milioni di domande

ma conoscono già le risposte:

questa è la ragione del loro dolore.

Chi sta bene tace

forse sorride, appena appena,

che la faccenda non sia ad essere

troppo evidente

e procuri altri veleni.

Chi sta bene è intelligente nel cuore

chi sta male prova a farsi furbo

(ma non ci riesce).

Per tutto il resto c’è questa insopportabile

umanità che fa tutto senza eccesso

e riesce anche ad invidiare

chi per l’eccesso gioisce o soffre.

Non scambiatemi per un mostro,

ma ne ho basta di essere un uomo.

Poi non lo sono abbastanza

per cessare di esserlo

e non ho abbastanza pazienza

per trascendermi in qualcosa che non conosco.

Quelli che stanno in questa situazione

sono folli, non hanno diritti.

Gli uomini e Dio

(forse le due cose coincidono)

gli hanno messi con le spalle al muro.

Non hanno una mano

che si protenda per aiutarli,

non una che non abbia

un coltello nascosto sotto.

Stanno per conoscere

i limiti del coraggio

per saltare oltre

nel teatro dell’incoscienza,

o viceversa.

Quelli come me sono doppi,

doppiamente amano e odiano,

doppiamente gli altri

vorrebbero amarli e odiarli.

Quelli come me sono soli

fino al giorno

in cui non rinasceranno a se stessi.

Terribile è essere dotati,

peggio è essere ingenui,

ma solo un folle è molto dotato di ingenuità.

Io porto all’eccesso la mia ingenuità

affinché le basti poca scaltrezza

per divenire santità.

La mia via è simile

ma speculare

a quella del ladrone.

A quello, dopo una vita di furti

basta un gesto di amore

per farsi aprire

le porte del paradiso.

Io ho preso la via dell’idiota:

mi sono fatto maltrattare

anche dall’ultimo essere vivente

ho appreso l’arte

e ora faccio da me, in solitudine.

Quando troverò una furba vendetta

della quale avrò da pentirmi

una volta tanto sinceramente,

forse Dio mi troverà pronto.

La morte di ciò che desidera

non è per la morte eterna,

perciò si procede senza paura.

Volevo ed ho avuto,

Dio è accondiscendente, sempre.

Volevo sapere quanto mi bastava

per riconoscere il dolce come dolce

e l’amaro come amaro,

Ora che so discernere i sapori

come mi spiego che non ho più fame?

Ora che compongo

come solo io avrei potuto fare

perché non voglio più essere poeta?

Ed ora che sono stato

gettato a pedate fuori dall’Eden

ed ho attraversato la Storia

perché non guardo più indietro?

Chiamare vendetta

il pane che ho lasciato

e perdono quello che mangerò,

quello è il posto che chiamerò casa.

Come umano sono completo

ho vomitato tutte le passioni,

ma come un cane

a volte torno sul luogo del delitto.

Non mi annoio,

che la noia è dei pigri volenterosi.

Solo mi attardo in risate pazzesche

che provano la mia speranza

di essere accolto ancora al tuo cospetto,

lindo, pulito dai residui della mia età,

come un infante buffo

che tutto trova divertente,

come uno che ha un piede già in cielo

ma no riesce a tirar via

l’altro dal fango.

Sono fermo ad una dogana,

il documento è quello giusto

la direzione e il Paese sono sbagliati.

Mi parlerò o vi parlerò

ancora dei nostri destini,

delle nostre immense libertà?

Cosa mi viene in tasca

a parlare di cose che non comprendo

con un linguaggio da strambo?

Quasi tutti ci siamo riempiti la bocca di Lui

chi benedicendolo, chi no,

ma abbiamo sempre fatto

la Sua volontà,

volenti o nolenti

(C’è qualcosa di più amorale della verità?).

Per quale ragione ci affanniamo

o disperiamo di arrivare

dove sappiamo già

che certamente arriveremo?

(Non sto parlando della morte...).


Commenti

Post popolari in questo blog

Il funerale

Lo scorso natale

Crudeltà