Buio

 Ho a che fare da sempre con l’indicibile che va a nozze con la sregolatezza delle mie pallide intuizioni che non hanno la forza di emergere fino alle alte luci.

Il mio peccato è molto grave e anche se non fosse affatto sarebbe egualmente insostenibile.

Tutto dice che sono mortale, mi anticipa da sempre un sentore di nulla e che neanche del mio pensiero resterà un ombra dopo la caduta e che il fango della mia opera non si scrollerà dal libro della mia vita mentre sarò sepolto dal mio tempo stesso.

Tutti quei visi sorridenti e beffardi che incontro tra le pagine della mia storia di terza categoria, oppure agli angoli di questa realtà che ogni giorno brucia più in fretta, sono l’anticamera della mia futura eternità cui accedo col lasciapassare di un delitto che non ricordo di aver commesso.

Ogni tanto, senza evocarlo, un raggio obliquo scende nelle profondità e per un istante rende palese quello che da sempre è insopportabile.

Quegli istanti di perdizione sono il sapore della mia esistenza che si estingue nel nulla che non serberà memoria ne mia ne del creatore del Destino.

Gettato là non ricercherò discernimento, poiché tutto parlerà per sempre nel silenzio totale e senza speranza delle mie colpe che si vestivano leggere e danzavano gaie sull’apparente leggerezza di questa valle di piombo cui per il battito di ciglia che è stato concesso temevo potessero estinguere la dolorosa illusione che, altisonante, chiamavo vita.

Questa esistenza che si camuffa del contrario non sarà più nulla e neanche l’opposto, e come un miraggio si scorgerà in quei luoghi bassissimi e tenebrosi il soffio che muoveva le interpretazioni:

il ricordo della prova mi resterà addosso come una dolorosa febbre che mi fece ammalare come il brivido della mia superbia, come un traguardo inarrivabile che mi illuderà ancora e per sempre della dolorosa possibilità di un tardivo pentimento.

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