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La fine di noi

La fine di noi Non è vero che gli altri non mi abbiano amato, pur tra rumori intestinali soppressi per non turbarmi. Con scafandri per abbracciarmi quasi fossi un asino abissale. Che dire di quella che chiamo solitudine? Semplicemente una compagnia alternativa! E poi come potrei mai sottrarmi dal veritiero giudizio di cattiveria? Io, è risaputo, non comprendo, e devo fidarmi del giudizio altrui fosse anche quello del peggior nemico. Un colpo ed un altro ancora gli anni si susseguono e lo spirito perde l’inclinazione ad essere tale, risiede in un cuore di ragni. Tutto ciò che fa vivere viene perso lentamente per strada alla fine ti abitui anche a non portar più addosso le mutande e non ti rattristi più per le feste. Un ottundimento sentimentale una regressione a quando si stava peggio perché questo non può essere definito male, non può essere definito e basta. Metto sulla bilancia amorazzi, desideri, perfino le musiche, dall’altra solo la p...

Stordito

Sono stanco, mi sono appena svegliato da un sonno pesante indotto da un numero indefinito di gocce di tranquillante. Non ne avevo mai più fatto uso, negli ultimi anni, ma le vicissitudini degli ultimi tempi, mi hanno quasi costretto a riprendere il farmaco alla grande. Fatico molto sia pensare lucidamente che a scrivere correttamente i miei pensieri molto poco attivi, ho paura che la vita stia diventando nuovamente insopportabile, e altri rimedi non li intravedo all'orizzonte. Poteste vedere, cari amici e rari lettori, quanto è miserabile la mia esistenza, tanto che non esistono parole appropriate per descriverla. Ogni giorno simile a il giorno prima, bisogna che io m'ingegni unicamente a non troppo soffrire, ad accontentarmi di vivere come in un limbo, in sospeso. Ma la cosa più preoccupante, è che sto facendo abitudine anche al fango, quasi non fossi neanche più un uomo, bensì un maiale...

L'infinito

Eccomi infine sfibrato, anemico di sentimenti, con l’unico conforto di sapermi un giocoliere di parole. Sul passato è meglio che taccia non che ci siano incresciosi eventi ma è difficile parlare del nulla. Talvolta sospetto di essere una macchina, e che la mia coscienza sia un innovativo macchinario trapiantato nel mio corpo ignaro. Ho nutrito i primi sospetti di non essere ormai più umano quando ho reagito con terrore sull’interrogativo logico delle carezza della mia donna. Certo qualcuno ha dimestichezza con la colpa riconoscerà in me il penitente ma tutto in me funziona ad intermittenza: La mia coscienza ha un interruttore che sa liberamente accendersi o spegnersi. Formulo la domanda su Dio che mi è stata sempre cara con una fredda metodologia binaria: possibile, non possibile esistente, annichilito compreso dal linguaggio, trascendente esso. L’ipotesi di un grande orologio mi lascia indifferente, mi raffredda, e d’altra parte un padre dispe...

Pascoli

  Dormendo su pascoli alti e verdeggianti ho sognato la volontà di Dio.

Stella

  Erano belli i giorni passati insieme, avevo l’impressione che tutto avesse un senso. Non sentivo quei vuoti che mi avevano distrutto. Ero pieno di te, di noi, tra un bacio furtivo in un nascondiglio lontano dalle nostre delusioni e una scaramuccia dovuta ad una piccola disattenzione. Dove sei ora? Cosa fai? La vita può essere tanto dura da continuare per chi non ama e finire per chi si strugge nel ricordo della felicità? Possono davvero finire certe cose che alterano il battito del cuore? La bilancia ha segnato senza nessuna clemenza che grave si è fatto il rimorso e più leggero l’amore: la nostra felicità non tornerà. Eppure sempre abbiamo saputo che si trattava di un pericolo, ma cosa ci rendeva tanto coraggiosi, tanto incoscienti? Era lo smuovere delle costellazioni delle nostre anime che sapevano far roteare i nostri sguardi fissi su noi. Non avremmo mai potuto tirarci indietro dal provare il battito d’ali delle galassie non a...

Salmo

Guardando le montagne in silenzio ho sentito sempre più forte la mia anima salmeggiare al Signore.

Clown

Ci si scordava della brevità del tempo, dell’incomprensione, grazie a lusinghe transitorie che fuoriuscivano da palati di carne e che a carne dritte puntavano quasi veramente tutto fosse sogno salvo la consapevolezza dell’eros. Si coltivavano musichette sguardi ammalianti verso clown travestiti da figure statuarie e si venerava l’eccitazione di avere quella primordiale energia a cospetto del capezzale della propria gioventù immolata al progresso. Donne sul finire della loro età ammiccavano a prestanti pagliacci la promessa di un migliore amplesso che portasse via la paura di un segreto che si faceva imminente. Mentre, al piano, un buon musicista si teneva saldo sulle sue note e noncurante della volgarità attorno disperatamente cercava di aggrapparsi a qualcosa che riteneva eterno. Fu l’unico che si tirò fuori dall’oscenità e bassezza che regnava tra le risa afone e febbrili di quella festa di persone plumbee. Ognuno usava l’altro come morfina, ...